Operazioni booleane

pubblicata sulla rivista di architettura designplaza 


Operazioni booleane

Un giardino d’inverno, collettore di luce, apre la costruzione ad un linguaggio nuovo e, quasi come in un gioco di incastri, dà vita alla metafora architettonica dell’ascesi

E’ storia il fatto che la forma piramidale porti con sé il fascino spirituale dell’energia: dall’universo platonico costruito su triangoli, all’antico rituale del “risveglio del terzo occhio”, dai simboli massonici, al tetraktys del misticismo pitagorico, dalla Piramide Rosacroce ai cristalli di rocca, dai poteri attribuiti al complesso piramidale egizio ai presunti motivi di costruzione della piramide decorativa al Louvre. Al di là, però, del bagaglio che tali materie portano con sé e che, qui ed ora, sono utili soltanto alla fascinazione concettuale, non c’è dubbio che l’architettura trovi nella piramide una forma di forte carica espressiva e grande personalità. “L’idea di veder sorgere un’architettura con una forma inusuale, apolide e dalla incomprensibile morfologia, distante dalla tradizionale regola d’arte e con materiali dislocati in posizioni non prevedibili, ha stimolato in me -spiega l’architetto- la voglia di pensare ad un progetto che superasse le giuste aspettative della committenza quasi come un gioco. L’edificio mette in evidenza i presupposti con i quali si sono volute scardinare alcune convenzioni, rendendo lo stesso un’architettura solitaria, quasi metaforica”. Merito proprio dell’andamento piramidale dei tre livelli (145 metri quadrati di superfice utile) sui quali è distribuita la costruzione collegati verticalmente da una scala di acciaio e legno racchiusa in una teca trasparente, piramide nella piramide. Dall’esterno, dunque, l’edificio ha volutamente l’aria di un assemblaggio costituito di un’intelaiatura in calcestruzzo armato con l’inclusione di una struttura mista in acciaio inox e vetro. Ma all’interno, la base della struttura piramidale di vetro è, in realtà, uno splendido giardino d’inverno, capace di dare all’abitazione uno spazio energetico, un collettore di luce, un luogo mistico che collega tra loro stanze e piani e pare sottrarre, più che aggiungere, volume. La costruzione si trova a San Giovanni la Punta (CT) in un luogo panoramico, immerso nel verde, ma ben collegato alla città, un luogo, come afferma anche lo stesso architetto “che infonde una grande sensazione di benessere”, perciò un luogo dove è possibile sperimentare, non solo i propri tecnicismi, ma un nuovo ordine delle cose, nuove possibilità di incastro e ricerca. Dunque, niente qui è stato lasciato al caso. Non gli schizzi, non il progetto, non le trasparenze e neanche i significati. Ma non è stato lasciato al caso neanche lo sguardo: il tragitto dal cancello d’ingresso all’entrata principale, che costeggia un muro in pietra lavica alto circa 2 metri, scopre gradualmente il perimetro del fabbricato facendone emergere piano piano la fisionomia secondo una precisa sequenza di avvicinamento creata ad arte per mezzo della potatura discendente delle aiuole. In questo modo, emerge soltanto in itinere il profilo dell’edificio, allusione non dichiarata del percorso ascetico di scoperta. E così tutto torna.










Testo di Francesca Fortuni

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